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Cos’è l’Ipnosi

Molti terapeuti conoscono l’Ipnosi, pochissimi la fanno… perché?

Utilizzare l’Ipnosi in modo terapeutico significa poter entrare nella storia delle persone e variare i criteri di elaborazione dell’informazione in ingresso, è possibile cioè modificare i Significati che il soggetto ha dato in passato alle proprie esperienze.

Per far ciò il terapeuta deve essere un buon “traduttore”, capace cioè di potersi interfacciare con il linguaggio di quella che potremmo definire “la parte arcaica dell’individuo”, ovvero la parte mammifera, istintuale che è in ognuno di noi e che il terapeuta stesso deve conoscere a menadito.

Per il mio modo di far terapia attraverso “l’arte dell’ipnosi”, non è importante ciò che è successo alla persona ma il Significato che ella ha dato all’accaduto. Molte volte, durante le sessioni terapeutiche, mi è capitato di trovarmi di fronte a situazioni dove il Percepito per la persona potesse essere vissuto in maniera più negativa nei confronti di altri Reali Vissuti traumatici.

L’ipnosi è un fenomeno psicosomatico Naturale, che coinvolge sia la dimensione fisica che quella psicologica del soggetto. E’ una condizione particolare di funzionamento dell’individuo che gli consente di influire sulle proprie condizioni sia fisiche che psichiche.

Tutti noi entriamo in uno stato di trance naturale (cioè auto indotta) ogni circa 90-120 minuti, senza nemmeno accorgercene. Questo perché in realtà noi tutti abbiamo solo cinque modalità di stato:

  • VEGLIA
    Lo stato in cui ti trovi in questo momento e nel quale trascorri molto tempo durante il giorno. La parte cosciente è attiva e la mente razionale è presente e con la maggiore influenza. Sei consapevole.
  • SONNO
    Uno stato che conosci bene. Sei inconsapevole, la parte razionale è assente e l’inconscio governa il tutto.
  • TRANCE o IPNOSI
    In questo stato siamo Consapevoli, la parte cosciente(mente valutativa) è parzialmente attiva insieme a quella Arcaica (per molti definita mente inconscia, anche se su questa considerazione ci sarebbe molto da discutere.) Le due metà si “mescolano” creando una condizione particolare e molto propizia capace di ottenere effetti notevoli ed importanti.
  • COMA
    Stato in cui il soggetto non interagisce con l’ambiente. Causato da processi patologici.
  • ALTERATO DI COSCIENZA
    In questo stato, varie sostanze, come droghe o alcol, modificano la funzione del sistema nervoso centrale.

Mentre i primi tre stati (veglia, sonno, ipnosi o trance) sono naturali, cioè spontanei e assolutamente fisiologici, gli ultimi due non lo sono, devono essere indotti dall’esterno.

Pertanto, entrare in trance è un processo estremamente naturale e fisiologico, privo di rischi e potenzialmente molto proficuo.

Alcuni semplici esempi di come l’Ipnosi o Trance, avviene durante la giornata in modo spontaneo:

  • Quando guidiamo e contemporaneamente pensiamo a qualcos’altro, come partner, amici, impegni… arrivando automaticamente a destinazione (dissociazione ipnotica), stessa cosa quando qualcuno ci parla e noi stiamo nei nostri pensieri.
  • Quando siamo così intenti nel vedere un film che non ci rendiamo conto del passare del tempo o dello squillare del telefono o di qualcuno che ci chiama e così via (assorbimento ipnotico).
  • Quando parcheggiamo la macchina pensando ad altro e quando torniamo a prenderla non ci ricordiamo più dove l’abbiamo parcheggiata. Oppure quando guidiamo fino a destinazione ma non ricordiamo ‘come ci siamo arrivati’ perché eravamo concentrati su altro (amnesia ipnotica).
  • Quando abbiamo un dolore ed iniziamo a dedicarci intensamente ad un’attività che ci fa piacere dimenticandoti completamente di averlo, per poi ricordarcene nuovamente finita l’attività (anestesia ipnotica).
  • Quando cerchiamo un oggetto che è proprio sotto i nostri occhi ma che non riusciamo a vedere (allucinazione negativa ipnotica).
    A me capita spesso quando cerco nell’armadio qualcosa in particolare. Dico che non c’è, ma quando apre l’armadio mio moglie mi dice: “ma come hai fatto a non vedere che era proprio lì davanti a te?”.Spesso poi lo stesso fenomeno succede con le chiavi, gli occhiali o con altri oggetti di uso comune.
  • Quando vediamo un film, o leggiamo un libro, e ci immedesimiamo così a fondo nel personaggio da riuscire a comprendere le sue emozioni o il suo modo di pensare. (immedesimazione ipnotica)
  • Quando cominciamo a ricordare qualcosa e ci concentriamo a tal punto da rivivere le stesse sensazioni, a rivedere le immagini, sentire gli odori o i sapori, anche se pensavamo di averli dimenticati da tempo. (ricordo e rivivificazione ipnotica)
  • Quando particolari gesti, azioni, parole o suoni, sensazioni o altro ci riportano ad un altro stato mentale. Ad esempio accade quando mettiamo un particolare vestito e ci ricordiamo all’istante di tutte le sensazioni che ci ha fatto vivere, o quando entriamo in un luogo e ci ritornano alla mente tutti i ricordi legati a esso (una casa, la scuola d’infanzia, un posto di vacanza, una chiesa, ecc), o ancora quando un odore ci fa rivivere qualcosa a cui proprio non avremmo pensato (come il profumo di una persona cara, o di qualcosa che mangiavamo da bambino).

      Così come si provocano o si esagerano i dolori dando loro importanza, nello stesso modo questi scompaiono quando se ne distoglie l’attenzione.                                   “Sigmund Freud”

 Ogni Ipnosi è una Autoipnosi, la persona una volta compreso il sistema di suggestione ipnotica, può essare essa stessa ad usarla ad oc per le proprie necessità.

Ottimo per modulare il tono emotivo, disturbi di ansia, attacchi di panico, rabbia, depressione e nelle dipendenze come alcol, fumo e droghe.

Le Radici del Piacere

dolore piacere

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psicologo depressione

Tutto ciò che pulsa e si muove in natura è Vita tutto ciò che è statico, passivo rappresenta  un principio di Inerzia, non espressione, Morte.

L’aspetto biologico della tensione muscolare si riflette direttamente nel nostro rapporto con il Piacere.

La capacità di provare piacere si riduce nella misura in cui aumentano le tensioni muscolari che immobilizzano il corpo. 

Comprendendo questo possiamo portare a termine l’impresa, a volte dolorosa o spiacevole, di allentare queste contrazioni. Senza questa consapevolezza della dinamica bioenergetica della respirazione, del movimento, della sensazione, non si e’ in grado di sopportare la frustrazione che incontriamo nel percorso per riacquistare la gioia di vivere.

Biologicamente il piacere è legato al movimento verso espansione e al sistema parasimpatico. Questo lo connette anche alla crescita ed un certo gradiente di novità e’ spesso parte integrante del piacere. Ecco perché non possiamo lavorare sul piacere senza lavorare sulle contrazioni che bloccano l’espansione.

La dinamica del piacere fa si che l’espansione venga percepita come eccitazione. Nell’eccitazione i movimenti diventano ritmici e liberi mentre nel dolore sono spastici e scoordinati o frammentari.

Possiamo perciò affermare che il piacere e’ direttamente collegato alla percezione o sensazione del movimento spontaneo del corpo. 

LA PAURA DEL PIACERE

La paura del piacere e’ la paura del dolore che si sviluppa inevitabilmente quando un impulso espansivo incontra una zona del corpo contratta e limitata.

Il corpo, nel piacere cerca di espandersi ma l’espansione incontra la resistenza di una muscolatura cronicamente contratta. La sensazione che ne deriva può essere terrorizzante e richiede la possibilità di scarica che avviene attraverso la vibrazione o il pianto.

La paura del piacere e’ la paura del dolore, non solo fisico, ma anche emotivo, il dolore della perdita, della umiliazione, della frustrazione. Limitiamo questo tipo di dolore sopprimendo le sensazioni e ponendo le basi per una posizione depressiva.

Non possiamo recuperare l’esperienza del piacere senza passare attraverso quella del dolore. Rinascere in bioenergetica vuol dire trovare il coraggio di vivere il proprio Dolore ed andare oltre, ovvero raggiungere il Piacere, entrare realmente in Con-tatto con la Realtà.

 

Squilibrio ed Equilibrio, Kaos e Kosmos l’altalena perpetua del movimento della Vita

In principio era il Kaos, ovvero un miscuglio universale e disordinato della materia, una forma indefinibile ed indescrivibile che racchiudeva cielo, mare e terra… una sorta di oscurità primordiale … così molte delle culture più antiche raccontano indicativamente l’inizio della “Creazione”….

Tutto nasce dal Kaos e si ordina di fronte alla comprensione attraverso il Kosmos.

Se Kosmos è semplicemente l’ordine che conosciamo, cioè, per meglio dire come lo conosciamo e/o vogliamo che sia, Kaos è l’ordine a noi ancora sconosciuto, di cui cioè ci sfugge il controllo, perché ancora non riusciamo a comprenderlo.

Se quindi per Kosmos possiamo considerare le immagini che decidiamo di crearci, i nostri piani, le tentate programmazioni della nostra vita ed addirittura nella forma più “viziosa” anche la vita degli altri; Kaos può rappresentare le emozioni, i sentimenti ed i vissuti, tutto quello che ci “con-fonde”, su cui non abbiamo potere…di fatto la nostra parte più Vera per la nostra realtà percettiva.

Kaos è il magma primordiale che tutto brucia e disgrega – χάος, kaos in Greco letteralmente “ciò che arde”,  da cui però poi tutto il nuovo nasce.

Kosmos è la materia ormai raffreddata e formata, la quale può quindi essere facilmente porzionata e messa “in ordine”.

 

Quando siamo in “Crisi”, ovvero nel momento della “scelta” dall’etimologia greca della parola stessa, siamo di fronte alla paure del nostro Kaos, dell’indefinito.  

Alla luce di tutto ciò che ho sopracitato dobbiamo essere perciò consapevoli che ogni KAOS possiede infiniti KOSMOS già dentro di lui, a noi sta solo di entrare in questo ordine della natura; accettare il KAOS (lo squilibrio), come momento di passaggio, per trovare il nuovo KOSMOS(equilibrio) e ritornare virtuosamente verso il principio del PIACERE, radice della vita stessa.

Pensiamoci bene, quando il nostro corpo ha fame, si trova in una posizione di squilibrio energetico, mangiando prova PIACERE e raggiunge l’equilibrio. Dopo che ha raggiunto questo stato, lentamente partirà la digestione organica che porterà nuovamente il corpo in una condizione di squilibrio per ritrovare così ciclicamente attraverso il PIACERE un nuovo EQUILIBRIO. 

Bloccare il processo di carico e scarico energetico, ovvero, non scegliere, non accettare il Kaos per raggiungere il nuovo Kosmos pietrifica la vita e tende ad allontanare dalla stessa ogni principio di piacere.

Per far nascere un nuovo Respiro devo accettare che ne muoia uno prima.

Solo passando da uno squilibrio è possibile creare un movimento che crei un nuovo Equilibrio….

Niente si crea ma tutto si trasforma, diceva Einstein, ed è proprio così anche nel campo della nostra psiche, accettare che qualcosa possa “morire” è la prima legge di quella che potremo chiamare Evoluzione Personale.

 

Alcuni cenni storici sul concetto di Kaos e Kosmos: la storia di Pitea

Intorno al 300 a.C. l’esploratore greco Pitea, abbandonato il consueto mondo mediterraneo, attraversò le Colonne d’Ercole e diresse la sua nave verso i lontani mari boreali. Dopo essere giunto in Britannia, proseguì in direzione nord fino alla misteriosa terra di Thule ovvero la lontanissima Islanda. Pitea fu il primo esponente del mondo classico a osservare i lastroni di ghiaccio che si staccavano dalle banchise polari e le fitte nebbie dei mari settentrionali. Di fronte a queste inaudite trasformazioni e mescolanze tra elemento solido e liquido, tra liquido e aeriforme, Pitea dedusse di essere giunto agli estremi confini del mondo, laddove tutti gli elementi perdevano la loro stabilità e si confondevano nel Kaos primordiale.

«Kaos». Con questa parola si indicava, particolarmente nei miti teogonici, lo stato iniziale di tutte le cose, prima che esse prendessero le forme e gli attributi stabiliti dall’ordine interno del’universo. Ma Kaos acquistava il suo pieno significato solo in opposizione alla nozione di Kosmos termine con il quale già i Pitagorici (secondo Diogene Laerzio) o Parmenide (secondo Teofrasto) designavano il mondo in quanto ordine, compiutezza, determinatezza. Il kósmos era distinzione degli elementi, ordine matematico, precisione astronomica; era sia la struttura cosmologica dell’universo, sia le leggi che governavano la società umana. Nel kósmos tutte le cose godevano della loro natura specifica. Al contrario, il cháos era l’indeterminatezza, la confusione, la mancanza di identità. Nel cháos tutte le cose già erano presenti in potenza, per quanto indistinguibili dal fondo caotico, ma è solo nel kósmos che acquistavano forma distinta e contingente.

Publius Ovidius Naso, che degli scrittori augustei fu forse il più brillante, diede principio alla sua scintillante rassegna di metamorfosi proprio con la prima di tutte le trasformazioni, quella dal cháos in kósmos.

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Psicosomatica: il significato nascosto delle malattie

Le persone affette da un Disturbo Psicosomatico consultano lo psicoterapeuta con una certa difficoltà e lo fanno solo, di solito, dopo aver escluso attraverso diversi accertamenti medici, le possibili cause organiche del proprio malessere.

“Psicosomatico” significa mente (psiche) e corpo(soma): riguarda cioè l’interazione tra questi due importanti apparati umani.
Questa relazione riguarda il normale funzionamento dell’individuo ed è associato inevitabilmente anche nello spettro di funzionamento alterato (o patologico).
L’attenzione sugli aspetti psicosomatici e le ricerche in questo settore si sono largamente sviluppati nell’ultimo secolo, in conseguenza e successivamente allo sviluppo scientifico della psicologia e della psicoterapia (fa sorridere pensare che già 3000 anni fa la medicina tradizionale cinese avesse già posto le basi per un’approccio integrato di tale tipo e che solo oggi, di fronte a mancate risposte scientifiche tale tematica stia riprendendo sempre più campo).
C’è sempre maggiore evidenza scientifica cioè che lo stress abbia un effetto diretto sul rischio biologico della malattia. Attraverso un complesso sistema di regolazione interna, il cervello controlla il sistema viscerale e le risposte neuroendocrine che sono fondamentali per il comportamento, la capacità di adattamento e la salute.
La comunicazione tra il cervello e il sistema immunitario è bidirezionale, nel senso che lo stress può causare nel cervello l’innesco della risposta immunitaria, e la risposta immunitaria può indurre cambiamenti nel sistema nervoso centrale
Per valutare le prospettive di trattamento, c’è da considerare: l’età della persona, la durata della malattia, la natura della malattia, gli stress ambientali, la personalità del paziente stesso.
La valutazione è quindi complessa ma fondamentale per l’intervento psicoterapeutico che ne consegue.
Quando il disturbo è un’esperienza stabile, ci troviamo di fronte ad un meccanismo di difesa dallo stress. Vale a dire, ad es., che mentre si può reagire allo stress con meccanismi di difesa come la rimozione (cancellazione, allontanamento dalla coscienza), oppure con la proiezione (attraverso la quale la tensione viene agita verso l’esterno), oppure con altri meccanismi ancora, nel caso della somatizzazione la tensione si esprime attraverso la malattia fisica.

Lo stress cronico e la risposta immunitaria diventano reciprocamente il mantenimento di una condizione che aumenta il rischio di malattie infiammatorie, neurodegenerative e di malattie autoimmuni (Groer, Meagher & Kendall-Tackett, 2010).

E’ importante capire che lo stress può attivare processi infiammatori.
Praticamente, ogni organo immunitario è innervato da fibre simpatiche; la densità e la distribuzione delle innervazioni variano tra gli organi. Le cellule immunitarie, inoltre, hanno recettori per gli ormoni dello stress o neurotrasmettitori, consentendo in tal modo alla risposta allo stress di esercitare un controllo sulla risposta immunitaria.

Se fattori di stress, tra cui il sovraccarico emotivo, superano la capacità di regolazione di un individuo, si creano scompensi a carico del sistema simpatico e parasimpatico.
I disturbi psicosomatici sono quindi quelle malattie e quei danni organici causati o aggravati da fattori emozionali. Queste patologie fisiche nelle quali i fattori emotivi giocano un ruolo importante, affliggono molte persone.

Nell’interpretazione energetica di Reich si parte dall’assunto che tutti i processi biologici seguano il binario di carica e scarica per cui da una tensione meccanica, si passa ad una carica elettrica, ad una successiva scarica elettrica e ad una conseguente distensione meccanica. Quando la scarica viene impedita tutto l’organismo vive in uno stato di carica senza sfogo; se questa condizione diventa uno stato cronico, si forma a livello psichico una corazza caratteriale e a livello fisico una corazza muscolare.

Queste ultime finiscono così per esercitare una continua operazione di controllo delle emozioni e per diventare una potente struttura di difesa da esse. In questa prospettiva i disturbi organici e quelli psichici sono riconducibili alle corazze in cui si esprime la sovraccarica cronica.

Di seguito il significato “nascosto” di alcune delle più comuni patologie:

Dolori Articolari

Le persone che soffrono di dolori articolari sono quasi sempre molto esigenti nei confronti di se stessi o della propria cerchia. A volte appaiono agli altri come molto flessibili, ma la loro docilità è dettata dalla paura e da una sensazione di impotenza di fronte a figure autoritarie. Sono presenti in queste persone sentimenti di collera e da un senso di rivolta, tenuti entrambi sotto silenzio, ma inevitabilmente espressi dal corpo per mezzo di questo particolare disagio.

Reumatismi

Il corpo sembra “congelato”, chiudersi in un vera e propria camicia di forza. Essi possono essere la spia inequivocabile di un drammatico disagio sperimentato dal soggetto, ovvero difficoltà di adeguarsi ad una situazione vissuta come problematica. La difficoltà di movimento diventa allora una limitazione auto-imposta. I dolori possono nascere anche dalla paura per il futuro: equilibrio e stabilità sono modificati le preoccupazioni, allora, prendono il sopravvento.

Mal di schiena

II nostro corpo, sotto l’effetto di una umiliazione, tende a “piegarsi” o meglio a “ripiegarsi” su noi stessi. La schiena ricurvata segue frequentemente profondi disagi affettivi: la sofferenza ci “piega” (fardelli troppo pesanti da portare).

Cervicale

Chi soffre ripetutamente di questo particolare dolore tende ad essere dominato da un’attività riflessiva esagerata e da una grande ostinazione. Segnali, questi, che rivelano una scarsa cedevolezza nei confronti delle proprie emozioni, del desiderio di lasciarsi andare, di abbandonarsi. Questi tipi di sofferenza si legano frequentemente a un eccessivo dominio del “mondo” della testa (razionale) sugli istinti.

Apparato respiratorio

Le vie respiratorie sono le vie di comunicazione (scambio tra l’ambiente interno e l’ambiente esterno), dove entra la vita, che verrà poi distribuita dal sangue in tutto l’organismo. Le malattie degli organi della respirazione traducono gli scambi con l’ambiente circostante per quel che riguarda il nostro bisogno di “aria”, spazio e autonomia. Ci possono segnalare un’assenza di gusto per la vita, la perdita di desiderio di continuare a vivere, o anche un senso di colpa devastante.

Asma

Il rifiuto di prendere contatto con qualcuno (o qualcosa) attraverso il respiro, si esprime mediante uno spasmo respiratorio (il polmone ha una superficie interna di circa 70 metri quadrati: è il maggior organo di contatto). I modi di dire, che hanno a che fare con l’aria e la respirazione, spiegano esattamente questo concetto: “si è a corto d’aria o non si può più respirare liberamente”.

In questo modo inevitabilmente tocchiamo il tema della libertà e della limitazione (si comincia la vita con un respiro, terminiamo con l’ultimo). L’asmatico, quindi, utilizza i propri sintomi per esercitare un dominio sul mondo circostante. Se uno fatica a respirare si spaventa; e tutte le forti emozioni “mozzano il fiato”. Quando si supera una situazione difficile la prima cosa che facciamo è respirare profondamente e, soprattutto, liberamente. Anche in questa patologia si presenta il tema della dipendenza. Un bisogno di trattenere dentro di sé un nutrimento sottile” (aria), rimandando al mondo neonatale, quando respiro, cibo e amore materno erano tutt’uno.

Allergie

Con l’esperienza allergica sperimentiamo una vera e propria strategia difensiva nei confronti di sostanze esterne vissute in modo estremamente pericolose e problematiche (le sostanze richiamano alla memoria eventi, atteggiamenti, ricordi carichi di conflittualità); collegamento con qualcosa che non accettiamo e che risveglia una emotività traumatica.

Può essere interpretata come un timore inconscio del soggetto di venire in contatto con sostanze “non conosciute” che potrebbero modificarlo (allergie primaverili: resistenza al cambiamento ciclico della vita). Spesso gli individui che presentano questo disagio sono abitudinari, tendenzialmente rigidi e poco tolleranti.

La rabbia e l’eccitazione sono sentimenti che l’allergico teme particolarmente e che, naturalmente, ritiene pericolosi. Esprimono una modalità di “sfogo” a una vita sempre più “compressa” tra lo stress da un lato e un’emotività spenta, soffocata e razionalizzata dall’altro.

Alcune esempi di somatizzazione Psicosomatica:

Laringite

E’ un modo di soffocare la comunicazione quando dobbiamo parlare con qualcuno che è vissuto come l’autorità.

Apparato circolatorio

Le patologie significative dell’apparato circolatorio sono collegate a un’insufficiente “circolazione” di amore e gioia nella nostra esistenza.

Cuore

Riguarda tutti gli sforzi che facciamo per riuscire a vivere e ad essere felici. Le emozioni, infatti, hanno un effetto sfavorevole sul suo buon funzionamento. Ogni volta che sperimentiamo un’emozione, creamo un blocco nella zona del plesso solare. Ecco dunque che il cuore ci viene in soccorso, pompando sempre più forte per far circolare l’energia (paura: l’energia si blocca, il cuore pompa fortissimo, si comincia a respirare rapidamente). Tutte le emozioni, quindi, persino una gioia eccessiva possono colpire il cuore e causare malattie. La pace, la serenità, la gioia di vivere, ci garantiscono un cuore in perfetta salute.

Tachicardia

E’ un’improvvisa accelerazione del ritmo cardiaco: emozioni che in qualche modo cercano di emergere di esprimersi, in pratica risalire a galla.

Ipertensione

L’eterno conflitto ragione – sentimento non sempre si realizza a livello fisiologico a “costo zero”. Tenere sotto controllo gli impulsi e i sentimenti determina un notevole aumento dei valori pressori. Gli ipertesi hanno la tendenza a inibire le reazioni di collera: anche se a volte si  lasciano andare a scoppi d’ira, riescono a mantenere sempre un certo grado di controllo e quando si lasciano andare a comportamenti illeciti sono presi da profondi sensi di colpa e grande ansietà. Difficilmente nel rapporto c’è un reale coinvolgimento e abbandono. Controllano continuamente la realtà circostante, sono ambiziosi e particolarmente competitivi.

Apparato digerente

Le turbe gastrointestinali sono le patologie psicosomatiche che si verificano più di frequente. I motivi psicologici sono stati ricollegati, da alcuni autori, a parecchi fattori, in modo particolare all’importanza primaria del rapporto alimentare tra “madre” e figlio e al fatto che la “madre”, fin dal primo istante, pone la massima attenzione sui problemi della nutrizione, della digestione e dell’evacuazione delle feci.

Stomaco

I suoi problemi, naturalmente secondo la visione psicosomatica, riguarda situazioni che non sono state “digerite”, idee, alimenti o situazioni che rifiutiamo, situazioni che troviamo ingiuste o che ci mandano in collera. Una preoccupazione che è rimasta sullo stomaco, una grossa perdita di gioia. La persona che presenta questi disturbi deve imparare a prendere coscienza dei propri sentimenti, ad elaborare consapevolmente le proprie impressioni e sensazioni. Essa, inoltre, o non esprime la propria aggressività o mostra un’aggressività esasperata. Lo stomaco assorbe tutte le impressioni che vengono dall’esterno, accoglie cioè quello che deve essere “digerito”.

Gastrite

Collegata alla collera perché non ci sentiamo rispettati o apprezzati per quanto valiamo. Il nervosismo e i disagi emotivi sono spesso responsabili. Il famoso “bruciore allo stomaco” parla della presenza di un fuoco che brucia all’interno, ma che non si esprime mai sotto forma di rabbia e ribellione (rabbia inespressa).

Ulcera

Esprime la collera nei confronti di un evento che abbiamo trovato ingiusto, ma davanti al quale ci siamo sentiti impotenti perché non riusciamo a cambiare assolutamente nulla. La collera, pertanto, relativa a questa situazione continua a irritarci tutte le volte che si torna sull’argomento (ci rode all’interno – l’acido cloridrico – fino a determinare rancore e astio).

Fegato

I suoi problemi sono determinati da inquietudini, da preoccupazioni oppure da un rifiuto ad adattarsi. Si “blocca” per qualcosa che è sempre troppo: troppo grasso, troppo cibo, troppo alcool, ecc. Nell’ammalarsi, esso mostra che l’uomo ingerisce più di quanto possa elaborare, indica smoderatezza, eccessivi desideri espansionistici e ideali troppo alti. Attraverso il fegato malato si impara la moderazione, la tranquillità, la rinuncia (bere, cibo, sesso, ecc.).

Cistite

E’ un disagio a livello di coppia che si manifesta proprio nei momenti in cui si è sotto pressione (rapporto sessuale particolarmente problematico). Frustrazione, delusione e collera possono manifestarsi con cistiti.

Stipsi

Collegata al fatto di trattenersi. Si trattiene per paura di disturbare, per paura di non piacere a qualcuno (mi criticherà, mi rimproverà, ecc.). I soggetti che soffrono di stitichezza sono chiusi, controllati, molto formali, avari e gelosi di ciò che posseggono. Offrono sempre un’immagine “pulita” caratterizzata da grandi ideali e particolare rettitudine.

Diarrea

I fattori emozionali anche qui giocano un ruolo fondamentale nel “trasformare” il colon in organo irritabile (si scaricano le tensioni a livello intestinale: diventa bersaglio di fattori psichici). Pazienti con colon irritabile (la personalità): meticolosità, pignoleria e, soprattutto, amore per l’ordine. Facilità al pianto, senso di stanchezza, insonnia, palpitazioni e depressione.

L’esperienza diarroica non dolorosa (rilasciamento completo del colon) indicherebbe depressione, sfiducia, senso di incapacità nell’affrontare il problema. Nella pancia, comunque, “giacciono” le nostre emozioni più antiche. L’espressione “mal di pancia” viene usato indifferentemente sia per il disagio fisico sia per evocare qualcosa che non sopportiamo.

Colite

Da bambini si manifesta quando si ha paura della reazione di uno dei genitori. Questa paura è mescolata a volte alla collera e da adulti il genitore viene sostituito da una persona che rappresenta l’autorità (coniuge, datore di lavoro, ecc.). Desiderio di trasgredire, timore di prendersi le responsabilità e sentirsi particolarmente “sporchi” quando ci si arrabbia.
Coliche (nei bambini): il clima familiare è ansioso, teso ed “impaziente”: non rispetta i ritmi del bambino (viene scaricata notevole inquietudine su di lui). Il bambino reagisce con agitazione motoria, la madre interpreta questi segnali come richiesta di cibo: l’alimentazione sovraccarica l’apparato digerente creando la comparsa delle coliche.

Pelle brufolosa

Denota un rifiuto della nostra personalità. Ci troviamo brutti, stupidi e cattivi, ecc.; (sul corpo): può tradurre il desiderio di non venire toccati, che ci lascino stare.

Acne (sul corpo)

Se è distribuito sulla schiena può indicare di volersi imporre una quantità di responsabilità, per paura, naturalmente, di venire rifiutati. Se non siamo in grado di assumercele, ecco che ci rifiutiamo da soli. A volte assumono un ruolo di “salvatore” nei confronti di qualcuno che ha assunto un ruolo di vittima. Non riuscire quindi ad aiutare l’altro induce a rifiutare se stessi.

Vitiligine

Può essere collegata alla vergogna, a un proprio comportamento sessuale.

Orticaria

Molto spesso è collegata ad una situazione invivibile e che non si può più sopportare, che ci pizzica (brucia) ma a cui non riusciamo trovare una soluzione soddisfacente. Forte tendenza ad atteggiamenti passivi nei contatti umani, scarsa tolleranza all’ansia; elevata vulnerabilità nei rapporti sentimentali ed insicurezza nel comportamento.

Eczema

Molto spesso è collegata alla paura, all’insicurezza, all’ansia e all’incertezza. Il punto in cui si manifesta sarà importante per comprendere il suo significato. La lesione può subentrare in seguito a un improvviso aumento dell’afflusso di sangue in determinate zone del corpo: ad es. se il soggetto in questione è un tipo cui il sangue “va alla testa” si potrà verificare un eczema al volto o al cuoio capelluto; quando prudono le mani o si teme il contatto fisico ed emotivo con gli altri, saranno interessate le mani.

L’emotività ha di solito più spazio nella vita di chi è affetto di eczemi acuti rispetto a chi soffre di psoriasi, ma si tratta di emotività dalle tinte “trasgressive”, interpretate magari come violente e pericolose. Molte altre malattie della pelle, oltre a quelle sopra descritte, hanno correlazioni psicosomatiche come ad es.: acne, lichen cronico, rosacea, alopecia areata e alopecia diffusa.

Psoriasi

Vengono colpite, in genere, persone ipersensibili che hanno un gran bisogno dell’amore degli altri. Sono terrorizzate di venire ferite da una o più persone del loro ambiente, oppure si sentono obbligate a soddisfare le aspettative, cosa che provoca inevitabilmente irritazione. La localizzazione è importante: se si manifesta nel braccio possiamo supporre che sia in relazione con il lavoro (o attività); nelle mani, invece, indicherà una certa insicurezza nel compito che stiamo realizzando.

La psoriasi pare abbia una base ereditaria ma il decorso della malattia appare influenzato da una componente emotiva. Alcune situazioni non specifiche di stress, quali la perdita dell’oggetto reale o immaginario o una minaccia alla salute o alla sicurezza sembrano coincidere spesso con un deterioramento della condizione. Si è anche osservato che i pazienti affetti da psoriasi amano mettersi in mostra in un modo o nell’altro.

Cefalea

Dietro al mal di testa troviamo spesso un individuo con un grande orgoglio e mania di perfezione. La testa rappresenta “l’alto”, il corpo esprime il “basso” (pensiero – sentimento). Quindi, chi accentra troppo l’attenzione nella zona della testa, cioè chi accetta e vive soltanto ciò che è razionale, ragionevole e logico, perde ben presto il suo “rapporto con la parte bassa”.

L’uomo in questo particolare periodo storico ha privilegiato in misura maggiore le forze celebrali a scapito, naturalmente, delle esigenze del proprio corpo (scarsa capacità di esteriorizzare le emozioni). Non è però il caso di attribuire “responsabilità” al pensiero, alla ragione e alla testa: non è sicuramente la strada che porta alla soluzione. Nessuno dei due “centri” è migliore o peggiore. L’individuo non deve scegliere tra l’uno e l’altro ma deve restare in equilibrio (come infatti sostiene la medicina psicosomatica: l’uomo è una cosa unica, non è possibile scindere la mente dal corpo)

A volte è particolarmente evidente che le crisi cefalagiche sono scatenate, in determinate situazioni, da collera repressa, da aggressività, da ansia e da disagio nei rapporti interpersonali. Sembra più una “fuga” da una situazione difficile, piuttosto che un sintomo: il disturbo in chiave simbolica avrebbe solo lo scopo di rompere il controllo con una realtà carica di tensione (il malessere scatta proprio quando il soggetto involontariamente “cerca scuse”: mi hai fatto venir mal di testa. Il lavoro (trattamento) è sempre quello di capire il perché; individuare, cioè, le cause che determinano una reazione psichica che si manifesta con un disturbo fisico: la cefalea

Indica chiaramente un tentativo di bloccare una “testa che pensa troppo per tenere a bada un mondo emotivo che spinge” per manifestarsi, per uscire. E’ un chiaro segnale di conflitto tra ragione e istinto: tra il mondo gelato, freddo del pensiero e quello armonioso, caldo delle emozioni.

Nei bambini: risultano ipersensibili, ambiziosi, paurosi, irritabili e ossessivamente ordinati. I genitori, particolarmente rigidi, apprezzano il metodo e l’impegno scolastico (il rapporto affettivo ruota esclusivamente intorno ai risultati scolastici conseguiti). E’ curioso che i cefalalgici soffrono nel periodo dell’attività scolastica ma non durante i periodi di vacanza (non devono dimostrare il loro senso di responsabilità).

Cateratta

Il futuro viene vissuto in modo triste e senza nessuna speranza di miglioramento.
Glaucoma (pressione dei liquidi intraoculari): collegato a difficoltà di vedere la vita a seguito di un disagio emotivo di lunga durata.

Vertigini

In chiave simbolica essa richiama la mancanza di punti di riferimento affettivo che ostacola la persona a strutturare un equilibrio interiore stabile: perde di vista il rapporto col mondo e si trova a “ruotare attorno a se stessa”. L’equilibrio precario, quindi, conduce ad irrigidimento, a non potersi “guardare attorno”. Ecco che arriva la vertigine rotatoria: tentativo di rompere la rigidità imponendo alla persona a “guardarsi attorno”.

Insonnia

Solitamente è un soggetto sempre in movimento durante il giorno sempre impegnato, con notevoli difficoltà a delegare e a staccarsi da pensieri che circolano continuamente nella sua testa. L’insonne non riesce assolutamente a lasciarsi andare neppure di notte e tenta di portare con sé nel mondo del sonno, tutto quello che appartiene alla sua esistenza diurna. Ha comunque molti volti, ma esistono elementi comuni: insoddisfazione ed attese. L’insoddisfazione riguarda i problemi quotidiani, angoscia di non essere all’altezza, affetti che non “guardiamo”. C’è sempre un timore a lasciarsi andare; indica debolezza e vulnerabilità (uomo); diventa sinonimo di sudditanza e prevaricazioni (donna).

Nelle ore diurne sempre c’è movimento, non riesce a staccarsi dalle cose anche se sono deteriorate (rapporti sentimentali, amicizie, ecc.) non perde mai il controllo (aggressività e sentimenti), rimane continuamente legato al passato. Nella difficoltà a prendere sonno una “parte di noi” (l’Io) non vuole perdere il controllo perché teme di incontrare le emozioni profonde (che durante il giorno riesce a tenere sotto controllo).

Il risveglio notturno, invece, indica semplicemente che si sta realizzando quello che non si è riuscito a fare durante il giorno; rimuginare su ciò che è accaduto durante il giorno o invaso dalla tristezza, dalla rabbia e dalla paura.

Ansia e Bioenergetica

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psicologo ansia
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Parlare di Ansia, significa porre attenzione alla nostra “abitudine” di vivere poco nel presente ed essere sospesi tra un pensiero ad una attività futura e/o un pensiero ad una esperienza già vissuta. In pratica la nostra testa sta nel “poi” e/o nel “prima” invece di vivere a pieno il durante.

ansia e bioenergetica

ansia e bioenergetica

L’ansia è un semplice evento emotivo comune e rappresenta uno stato psicologico e corporeo dell’uomo nei confronti delle vicissitudini della vita.

Metaforicamente potremmo associare il meccanismo ansiogeno all’allarme di una macchina, quando il ladro c’è è altamente funzionale, quando però il pericolo non sussiste e l’allarme continua a suonare, probabilmente c’è qualcosa da “registrare”.

Ad esempio se una persona deve affrontare una situazione o una prova si trova in genere in lieve stato ansioso, il suo corpo e la sua psiche si “orientano” verso l’imminente evento quasi per affrontarlo e risolverlo nel miglior modo possibile.
In questo caso l’ansia “moderata” è di breve durata e sembra quasi essere utile per l’adattamento dell’individuo a situazioni ambientali che gli richiedono risposte soddisfacenti.

L’aumento dell’attenzione, della concentrazione, della memoria, della tensione muscolare e di altre funzioni psicofisiche come l’aumento del battito cardiaco, l’innalzamento della pressione del sangue sono considerati come una sorta di carica finalizzata al superamento della prova.
Tuttavia quando in altre situazioni questo stato è continuo oppure intenso provoca al contrario la caduta di tutte le funzioni descritte. La persona di conseguenza può perdere concentrazione, essere disattenta, sentirsi troppo stanca e improvvisamente “vuota” dal punto di vista mentale, essere incapace di adeguarsi normalmente alla vita di tutti i giorni.

Secondo Lowen una forte ansia può svilupparsi ogni volta che una persona percepisce la propria vita come minacciata.
Essere nel panico, ovvero in un momento in cui l’ansia raggiunge il suo apice vivendo un’esperienza di paura, rappresenta una perdita di controllo sulle proprie azioni, come il caso della persona che corre all’impazzata per sfuggire ad una minaccia, respirando affannosamente.
Alcune persone entrano in panico più di altre quando si trovano di fronte ad una minaccia per la vita, mentre solo pochi individui con un forte senso di sicurezza interiore possono mantenere il controllo dell’io in situazioni del genere e non provare panico.
Ci sono inoltre persone che entrano in panico in situazioni che non sono affatto minacciose, come attraversare un ponte alto in automobile o trovarsi da soli in mezzo alla folla, trovarsi soli lontano da casa.
Poiché questi sentimenti sono irrazionali, bisogna supporre che le situazioni evochino una memoria corporea relativa ad una situazione infantile minacciosa per la vita. (Lowen A., 1994)
Da questo studio è stata individuata una traccia che, partendo da una sintomatologia comune dell’ansia, percorre l’analisi di Lowen sull’origine e sulla relativa strutturazione nell’organismo dell’ansia.
Seguendo il procedimento Bionergetico si focalizzerà l’attenzione su alcuni esempi di proposte terapeutiche che riguardano il trattamento dell’ansia.
In riferimento ai blocchi principali che sono causa dell’ansia si distingueranno: 1) il blocco alla gola e al torace con l’ansia di soffocare; 2) il blocco al diaframma e alla pelvi con l’ansia di cadere.

Psicoterapia ed Omeopatia, la sinergia verso il Ben-Essere

omeopatia psicoterapia

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Parlando di Ansia e Depressione, c’è da dire che oggi, gli psicofarmaci attualmente esistenti in commercio, agiscono in senso puramente soppressivo sia sull’una che sull’altra forma di dimensione psicologica; interferendo direttamente con meccanismi biochimici delle cellule nervose e neuro-endocrine.

Essi determinano con il passare del tempo e lo stato di assuefazione una condizione di dipendenza, analoga, anche se naturalmente meno grave, a quella delle droghe tipo morfina o cocaina.

Da ciò ne deriva che la persona in trattamento con psicofarmaci presenta un’area energetica(a livello molecolare e sinaptico) sostanzialmente modificata, iporeattiva e scarsamente incline ad accogliere modifiche comportamentali.

Da qui la nascita di una spirale viziosa, dove l’unica maniera per sentirsi “meglio”, o per meglio dire “continuare a galleggiare”, crei il bisogno di sostenere o nella peggiore delle ipotesi aumentare, il dosaggio di tali sostanze.

Partendo dal presupposto che ognuno di noi abbia la capacità di potersi comprendere concedendosi la possibilità di modificarsi ed ottimizzarsi. C’è anche da considerare che se energeticamente, la persona è anestetizzata da sostanze allopatiche da diverso tempo, la riuscita di un lavoro psicoterapeutico volto al cambiamento sulla persona, possa richiedere tempi mediamente lunghi e non poche difficoltà.

L’omepatia al contrario degli psicofarmaci canonici, non lavora primariamente verso la soppressione del disagio, bensì verso la stimolazione alla reazione del nostro organismo verso tali dimensioni psicologiche. Quindi ad elicitare un sistema energetico di risposta al disagio.

La sofferenza mentale spesso è rappresentativa di un profondo blocco energetico che una psicoterapia abbianata ad un rimedio omeopatico può aiutare a liberare. Di fatto la maggior parte dei problemi psicologici sono proprio legati ad un rifiuto o alla incapacità di liberare proprie risorse per andare incontro alla vita.

A tal proposito ritengo che la combinazione fra una psicoterapia ed un trattamento omeopatico possa trovare la sua massima sinergia, nel momento in cui la persona, dopo aver iniziato il proprio percorso psicoterapeutico, si possa sentire via via in grado di poter lasciare le proprie dipendenze ed abitudini dai vari farmaci allopatici, riattivando e riappropriandosi passo dopo passo della propria Energia e del proprio Ben-Essere.

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Gruppo Bioenergetico

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*CLASSI BIOENERGETICHE DEL RISVEGLIO*

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Ogni LUNEDI’ mattina dalle ore 8.15 alle 8.45

L’inizio della giornata è un momento particolare, la transizione tra il giorno e la notte, tra il sonno e la veglia, tra l’inconscio ed il conscio, in cui il corpo passa da uno stato di abbandono per entrare in uno di attivazione.
E’ un momento molto fertile, in cui abbiamo intuizioni creative accompagnate da un bisogno di cura e lentezza.

La classe del “Risveglio” ci aiuta ad accompagnare simultaneamente Mente e Corpo verso la nuova settimana.

Per informazioni: luca@battiloni.it – 3492206095
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*GRUPPO BIOENERGETICO*

A cadenza mensile e/o quindicinale si organizzano sessioni terapeutiche di lavoro collettivo.

Il Gruppo in questo contesto, diventa un vero e proprio catalizzatore ed amplificatore emotivo, generatore di emozioni e contenitore delle stesse; capace di tracciare la rotta del proprio viaggio che consegnerà al suo termine ad ogni persona, la consapevolezza di poter camminare da sola, in modo diverso, assolutamente unico e personale.

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Presenza Mentale, una risposta concreta ad Ansia e Depressione

psicologo ansia firenze
psicoterapeuta pistoia

Esiste un numero incredibilmente crescente di ricerche scientifiche che dimostrano i numerosi vantaggi della Presenza Mentale.
Per osservare la concretezza del potere di questo tipo attività, basta guardare come già venga utilizzata in maniera dominante nei contesti scolastici, aziendali, ospedalieri ed istituzionali in America.

Trovo nella mindfulness(o presenza mentale) una perfetta fusione pro-attiva nei confronti del benessere della persona, generata dalla fusione della cultura meditativa orientale ed il cognitivismo occidentale.

Il termine mindfulness deriva dalla parola sati che in lingua pali significa approssimativamente ricordarsi nel senso di ricordarsi di essere consapevoli, e questo concetto, molto vicino al senso in cui lo adoperiamo noi oggi nella pratica psicoterapeutica e nei protocolli di insegnamento della mindfulness, venne utilizzato per la prima volta da Buddha oltre duemilacinquecento anni fa.

Secondo la definizione corrente data in ambito scientifico, il termine “mindfulness” si riferisce ad una attenzione consapevole, intenzionale e non giudicante alla propria esperienza nel momento in cui essa viene vissuta.

Due ricercatori americani, Greg Flexman e Lisa Flook hanno pubblicato nel 2009 una raccolta incredibilmente esaustiva sui risultati ottenuti attraverso la Mindfulnes nei diversi campi individuali e sociali.

Da ciò è stato dimostrato che attraverso l’uso frequente della meditazione consapevole si riescono ad aumentare le telomerasi, ovvero i “tappi” posti alla fine dei nostri geni in grado di ridurre i danni delle cellule, diminuire il dolore e la lenta maturazione.
La ricerca mostra anche che la consapevolezza aumenta il nostro sistema immunitario, combattendo contro un varietà incredibile di malattie psicosomatiche, e di aiutare ad alleviare la sofferenza cronica.
Mindfulness aiuta anche a migliorare la nostra attenzione e il controllo del pensiero ruminative, che contribuisce ad alti livelli di stress. Pertanto dimostra la capacità di ridurre l’ansia, disturbi del sonno e depressione, aumentando la resilienza, l’autonomia e la consapevolezza di sé.

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Mindfulness, come funziona quindi?

Gli esercizi o pratiche meditative principali sono quelli che utilizzano il respiro e la postura come supporti che aiutano la persona a centrarsi su sé stesso e sul qui e ora, a gestire lo stress e a coltivare attenzione e concentrazione rispetto ai compiti sui quali si ritrova impegnato.

Si suddividono sostanzialmente in:

esercizi formali, cioè quelli che richiedono una particolare postura, un ambiente adatto e silenzioso e un certo tempo (dai 15 ai 45 minuti ca.) e che prevedono una focalizzazione dell’attenzione sul respiro o il corpo e l’osservazione non reattiva e non giudicante degli stati interni (pensieri, emozioni e sensazioni fisiche): esempi di esercizi di questo tipo sono il body scan (esplorazione corporea), la consapevolezza del respiro, la meditazione seduta e la camminata consapevole.

esercizi informali, che consistono nel portare maggiore consapevolezza, a volte fermandosi e respirando, nelle diverse attività quotidiane, ad esempio mentre mangiamo, quando ci laviamo, camminando o durante una prestazione lavorativa.

…buona “meditazione” a tutti…

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La nostra capacità di provare Piacere – (psicologo montecatini terme)

L’aspetto biologico della tensione muscolare si riflette direttamente nel nostro rapporto con il Piacere.

La capacità di provare piacere si riduce nella misura in cui aumentano le tensioni muscolari che immobilizzano il corpo.

Comprendendo questo possiamo portare a termine l’impresa, a volte dolorosa o spiacevole, di allentare queste contrazioni. Senza tale consapevolezza della dinamica bioenergetica della respirazione del movimento e della sensazione, non si e’ in grado di sopportare la frustrazione che incontriamo nel percorso per riacquistare la gioia di vivere.

La self awareness e’ una funzione della sensazione, ovvero la somma di tutte le sensazioni corporee provate contemporaneamente, sia quelle associate alla respirazione che al movimento spontaneo o involontario e costituisce la base di questo cammino verso il recupero della propria vitalità e del proprio piacere.

Biologicamente il piacere è legato all’espansione e al sistema parasimpatico. Questo lo connette anche alla crescita ed un certo gradiente di novità e’ spesso parte integrante del piacere. Ecco perché non possiamo lavorare sul piacere senza lavorare sulle contrazioni che bloccano l’espansione.

La dinamica del piacere fa si che l’espansione venga percepita come eccitazione. Nell’eccitazione i movimenti diventano ritmici e liberi mentre nel dolore sono spastici e scoordinati o frammentari.

Possiamo perciò affermare che il piacere e’ direttamente collegato alla percezione o sensazione del movimento spontaneo del corpo.

Essendo espansivo il piacere e’ legato alla parte anteriore del corpo e al protendersi. E’ anche legato al ristabilirsi di un flusso tra ritiro e protensione, parte anteriore e posteriore del corpo.

LA PAURA DEL PIACERE

La paura del piacere e’ la paura del dolore che si sviluppa inevitabilmente quando un impulso espansivo incontra una zona del corpo contratta e limitata.
Il corpo, nel piacere cerca di espandersi ma l’espansione incontra la resistenza di una muscolatura cronicamente contratta. La sensazione che ne deriva può essere terrorizzante e richiede la possibilità di scarica che avviene attraverso la vibrazione o il pianto.
La paura del piacere e’ la paura del dolore, non solo fisico, ma anche emotivo, il dolore della perdita, della umiliazione, della frustrazione. Limitiamo questo tipo di dolore sopprimendo le sensazioni e ponendo le basi per una posizione depressiva.

Non possiamo recuperare l’esperienza del piacere senza passare attraverso quella del dolore. Rinasciamo ancora quando troviamo il coraggio di far fronte al dolore della vita senza ricorrere all’illusione.

LE RADICI DEL PIACERE

Le radici del piacere sono legate ai ritmi del movimento, ai ritmi delle funzioni naturali, ai ritmi spontanei e sono la realizzazione sia del nostro essere in grado di esprimersi che della nostra fiducia verso l’apertura e l’espansione.

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“l’Albero” che è in noi

 

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Noi esseri umani siamo come gli alberi: radicati al suolo con una estremità, protesi verso il cielo con l’altra, e tanto più possiamo protenderci quanto più forti sono le nostre radici terrene. Se sradichiamo un albero le foglie muoiono; se sradichiamo una persona, la sua spiritualità diventa un’astrazione senza vita.” (Alexander Lowen)

alberoL’albero è uno dei simboli mitologici, religiosi e esoterici più importanti fin dalle antiche civiltà.Dall’immagine biblica dell’Albero della Vita alle parole di Alce Nero, il mistico Sioux che lo rappresenta al centro del cerchio del mondo, l’albero costituisce un’immagine universale e archetipica, un simbolo potente che vive e si moltiplica, nello spazio e nel tempo, in un’infinita varietà di forme.L’Albero della Vita, tra le sue varie simbologie, costituisce la sintesi dei più noti e importanti insegnamenti della Cabala ebraica. È un diagramma costituito da dieci entità, chiamate Sefirot, disposte lungo tre pilastri verticali paralleli: tre a sinistra, tre a destra e quattro nel centro.

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I tre pilastri dell’Albero della Vita corrispondono alle tre vie che ogni essere umano ha davanti: l’Amore (destra), la Forza (sinistra), e la Compassione (centro). Solo la via mediana, chiamata anche “via regale”, ha in sé la capacità di unificare gli opposti.

Senza il pilastro centrale, l’Albero della Vita diventa quello della conoscenza del bene e del male (quello biblico). I pilastri a destra e a sinistra rappresentano inoltre le due polarità basilari di tutta la realtà: il maschile a destra e il femminile a sinistra, dai quali sgorgano tutte le altre coppie d’opposti presenti nella creazione.
La via che conduce all’Albero è guardata da una coppia di cherubini, due angeli armati di una spada fiammeggiante, che possiedono l’uno un volto maschile e l’altro un volto femminile. Essi rappresentano le due polarità fondamentali dell’esistenza, così come si esprimono sui piani più elevati della consapevolezza.
Questa simbologia è molto vicina al lavoro dello psicoterapeuta.

La compassione, da cum-passus, indica la capacità di partecipare al dolore degli altri con amore e distacco. Se siamo in sintonia con il nostro cuore, se abbiamo avuto la forza di compatire noi stessi per le nostre fragilità e miserie allora possiamo davvero aiutare qualcun altro, perchè siamo liberi dal giudizio.

Una leggenda antica introduce un altro elemento fondamentale per uno psicoterapeuta: la resa, che per la bioenergetica è una resa al corpo.

Si narra che un medico giapponese, Shirobei Akyama, dopo aver studiato le tecniche di combattimento e la medicina tradizionale cinese non avendo ottenuto il risultato sperato, si recò in meditazione nel tempio di Daifazu, dove restò per oltre 100 giorni chiedendo aiuto al dio Tayunin.

Uno di quei 100 giorni ci fu una abbondante nevicata. Tutta questa neve era riuscita a spezzare i rami degli alberi più robusti lasciandoli spogli. Solo un albero era rimasto intatto. Un albero dai rami flessibili. Un salice! Ogni volta che la troppa neve minacciava di spezzare questi rami flessibili essi si flettevano e lasciavano cadere la neve in modo da potersi fare carico di nuovi pesi.

Il medico apprese da questo episodio il concetto di non resistenza, che conduce alla cedevolezza.

Il significato di questa leggenda è molto profondo.

Il salice è per i cinesi il simbolo di immortalità, come la quercia per l’antica Roma e il ramo d’oro per i celtici.

Assumiamo che l’anima del nostro corpo, ossia il nostro cuore; quello stesso cuore che ritrovato ci risveglia il dono della compassione; è immortale. Possiamo fare qualsiasi cosa per nascondere l’essenza del nostro cuore, ma non possiamo cambiarla.

Anche se riuscissimo a non entrare mai in contatto con il nostro centro, esso è presente e non perde la sua identità energetica che è una luce potente.

Il contatto con il nostro cuore ci permette di poter mettere in dialogo cielo e terra. Il salice prende i doni soffici dal cielo, i fiocchi di neve, e attraverso il suo tronco-corpo, li offre alla terra.

Simbolo di vita in continua evoluzione, in ascensione verso il cielo, l’albero evoca in questo senso il simbolismo della verticalità. Contemporaneamente rappresenta il carattere ciclico dell’evoluzione cosmica, morte e rigenerazione.
L’albero mette in comunicazione i tre livelli del cosmo: quello sotterraneo, per le radici che scavano la profondità in cui affondano, la superficie della terra, per il tronco e per i rami e, infine i cieli per i rami superiori e la cima attirata dalla luce del sole.

Gli studiosi delle religioni parlano dell’albero cosmico come asse del mondo.

Le implicazioni cosmiche dell’albero, quale colonna e asse del mondo, tornano a dire, nelle fantasie e nei sogni dell’uomo moderno, la necessità di recuperare le dimensioni archetipiche che albergano in noi.

L’albero diviene allora, per l’uomo, strumento di contatto con la vita; con l’essenza della vita che è l’esserci nella nostra totalità.

Esserci mettendo in dialogo cielo e terra, mascile e femminile, luce e ombra, mente e corpo: è l’ essenza della Bioenergetica.

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